Suonare, produrre, condividere. Intervista a Nephogram

Nephogram è una netlabel fondata alcuni anni fa da Stefano Pala e Francesco Rosati. Musicisti ed ostinati sperimentatori della programmazione audiovisiva, oggi ci spiegano alcuni aspetti della loro attività di artisti e producer.
Presentatevi: chi e cosa è Nephogram?
Nephogram: Nephogram è una netlabel. Le netlabel sono etichette discografiche indipendenti che a differenza di quelle tradizionali pubblicano e distribuiscono materiale digitale unicamente on-line. Per le produzioni vengono utilizzate licenze di tipo copyleft (creative commons) che ne incoraggiano la condivisione. Per quanto riguarda Nephogram, è nata su carta nel 2007 ma è tra il 2008 e il 2009 che ha iniziato a diffondere le opere (le releases sono chiamate manufactures). Siamo in due, producer e creatori di nephogram, preferiamo rimanere dietro il logo. Forniamo meno informazioni possibili su di noi e sul progetto: in fin dei conti chi è autore di cosa, siamo continuamente soggetti a influenze non si può dire che un qualcosa ci appartenga veramente. In contrasto però il sito è molto semplice e di facile lettura perchè vogliamo sia accessibile a tutti.
Perché fondare una netlabel e regalare musica?
Nepho 1: Perché siamo cittadini del mondo e amici di tutti
Nepho 2: Perchè si può produrre e condividere musica dalla propria camera senza dover venire a compromessi con nessuno. Quando ho iniziato a suonare 15 anni fa una cosa del genere era impensabile. Tutte le figure del vecchio mercato discografico ora sono obsolete e sono il simbolo di un economia che non riesce a rinnovarsi e che cerca di contrastare il P2P. Più download uguale più cultura, più cultura uguale più produzione di altra cultura. Tutta l’umanità ne trae beneficio. Girano più soldi. Semplicemente credo che l’artista debba trovare nuove forme di guadagno per sostenersi, quali per esempio merchandise e pubblicazioni su supporto a edizioni limitate. Equiparare un bit ad un atomo è la cosa più sbagliata che si possa fare: un idea è di tutti mentre un atomo può essere solo del singolo che lo possiede.
La rete vanta centinaia di netlabel e progetti musicali. Come si fa ad emergere ed ottenere visibilità in uno scenario del genere? Ci sono altre vie mediatiche per promuovere e divulgare musica, oltre ad internet?
Nepho 1: Credo che l’importante sia scegliere bene la musica da pubblicare e cercare di condividerla il più possibile, partendo dagli amici fino ad arrivare dall’altra parte del mondo. E’ importante creare delle reti e grazie al mezzo che usiamo possiamo farlo in maniera pienamente world-wide.
Nepho 2: La nostra PressRoom si è adeguata alla scena. Sono nati e continuano a nascere canali ben precisi dove immettere informazioni e dove l’utente medio che segue questa realtà di nicchia sà di poterne trovare. Il più organizzato è sicuramente Phlow.de. Ultimamente stanno emergendo anche festival organizzati come il Cologne Commons o il NetAudioBerlin, realtè che sarebbe interessantissimo ricreare anche qui in Italia. Tempo fa venne creato il network Nettare che aveva proprio lo scopo di interlacciare le varie realtà italiane. Sarebbe interessante costituire una sorta di MEI delle netlabel.
Scaricare, copiare e incollare sono il nuovo lessico del popolo della rete. Ma a volte ho la sensazione che la creatività stia morendo e che internet sia un archivio di copie. Ha senso condividere online i propri progetti? E se domani mattina scoprite che un tizio vi ha “rubato” dei pezzi pubblicandoli sul suo Myspace?
Nepho 1: Visto che mettiamo la musica in libera condivisione, un atteggiamento simile sarebbe piuttosto deludente. Chiedere l’autorizzazione per usare dei brani pubblicati con licenze CC è così facile. Basta aprire un qualsiasi client di posta elettronica, mettere l’indirizzo dell’autore e scrivere una roba tipo “ciao bello, che posso usare il tuo pezzo per farci questa cosa qui/remixarlo/farci il cd dell’amore alla fidanzata/usarlo per una sonorizzazione/usarlo per una colonna sonora/usarlo?” So che è molto difficile che questa prassi entri veramente a far parte del quotidiano, provare ad eliminare l’intermediario tra l’autore e l’utente è faticoso ma può essere la strada.
Nepho 2: Veramente penso che sia impossibile che a qualcuno venga in mente una cosa del genere, capirei per opere orecchiabili, ma le nostre…proprio….
Poi comunque sono licenziati sotto CC, non è che vuol dire che puoi fare come ti pare.
A proposito di Myspace, Virb e simili, vorrei sapere se per un progetto musicale ha senso aprire dieci account su dieci social network diversi. L’add vi ha mai aperto nuovi orizzonti?
Nepho 1: Qualche volta si, spesso no. Sono poche le persone che veramente utilizzano questi media per cercare musica interessante. Ho l’impressione che i più lo usino per scopri altri.
Nepho 2: La PressRoom deve essere continuamente aggiornata, ogni tot mesi esce una nuova piattaforma e bisogna seguirla.
Anche se non abbiamo una demo policy è capitato e capita che girovagando su questi network si trovano cose interessantissime che vogliamo inserire tra i nostri manufatti.
Siate sinceri: il copyleft vi si è mai rivolto contro?
Nepho 1: In sogno e dopo i pasti.
Nepho2 : Assolutamente no, anzi.
Grazie ad esso sono io che mi sono rivolto contro il vecchio sistema.
So che ultimamente vi siete vestiti in giacca e cravatta. Spiegateci perché eravate al Senato e come si esegue il nodo windsor.
Nepho 1: Personalmente ho fatto fare il nodo direttamente dove ho comprato la cravatta e mi sono limitato ad allentarlo e stringerlo per togliere e mettere questo strano indumento.
Alla fine c’avevo preso anche gusto visto che di solito indosso magliette bucate.
Detto questo, siamo andati al senato per assistere alla conferenza riguardo il progetto REFF Roma Europa Fake Factory.
Nepho 2: Uguale. L’ho comprata e ho chiesto al commesso di farmi il nodo lento di modo che dovessi solamente stringerlo per l’occasione. Poi però mi sono documentato e il nodo windsor mi sembra anche piuttosto facile.
Eravamo stati invitati dal REFF alla rassegna stampa tenuta al Senato della Repubblica per la presentazione di questo concorso a cui abbiamo partecipato come partners. Ci era stato espressamente richiesto di vestirci in modo adeguato tutto qui. Dopo il REFF ci siamo fatti un giro per via del corso e ci sentivamo proprio dei fighi, due specie di massoni appartenenti alla loggia P2P. Poi siamo andati a mangiare giapponese ad un take away dove abbiamo partecipato alle olimpiadi del bukkake.
In questi mesi si è discusso molto sul REFF (Roma Europa Fake Factory); persino Derrick de Kerckhove ne ha parlato su l’Espresso. Spiegateci in breve che cos’è REFF e in che modo avete preso parte al progetto.
Nepho 1: Personalmente sono rimasto affascinato dall’idea fondante del progetto, il remix in senso lato atto a coinvolgere più media possibili. Qualcosa che sicuramente uno come Dziga Vertov avrebbe apprezzato molto. Come nephogram abbiamo preso parte al progetto realizzando una release apposita seguendo le indicazioni sul sito: prendere dei materiali preesistenti ed usarli per scrivere dei pezzi. Una volta finite le tracce, ce le siamo remixate a vicenda.
Nepho 2: REFF è nato come naturale opposizione al RomaEuropaWebFactory, concorso che escludeva la manipolazione di altre opere come mezzo di espressione. Nel REFF venivano invertite le logiche del concorso originario e quindi il remix diveniva la condizione di ammissibilità. Inoltre tutti i lavori sarebbero stati pubblicati con licenze non esclusive e non commerciali. Un qualcosa molto il linea con il nostro pensiero quindi perchè non dare il nostro appoggio come partners? Con l’aiuto di LinuxClub e Free Hardware Foundation siamo entrati a far parte di questo meraviglioso network.
L’anno prossimo ci sarà una seconda edizione di REFF?
Nepho 1: Speriamo.
Nepho 2: Non sappiamo nulla, teoricamente il REFF ha ottenuto quello per la quale era nato (Il RomaEuropaWEBFactory ha modificato il concorso) percui non ce ne sarebbe motivo.
Recentemente vi siete esibiti dal vivo per LPM, a Roma. Raccontateci qualcosa del progetto REFFlexx/Animazon.
Nepho 1: Il progetto REEFlexx/Animazon è nato da poco e vede la partecipazione di nephogram e Victor Mazon ai visual. L’idea è quella di sviluppare una performance ordinata e con un filo narrativo ben preciso dividendoci compiti e zone d’azione in maniera molto equilibrata, questo per evitare poi in situazioni live di scavalcarci o saturare sempre e comunque lo spazio sonoro ma lasciare all’improvvisazione un ruolo rilevante di tutta la performance.
Nepho 2: Volevamo partecipare a LPM il giovedì delle libertà digitali, rimanendo legati al REFF così abbiamo deciso di utilizzare il rimando nel titolo della performance. Per problemi organizzativi però abbiamo dovuto suonare il giorno successivo… REFFlex Animazon è una performance audio video che definiamo organismo vivente in quanto è in continua evoluzione/deformazione. Victor Mazon (Animazon) - che conoscerete presto con alcuni manufatti su nephogram - un artista spagnolo che vive in germania effettua mapping ambientale proiettandolo su di noi e modulandolo in tempo reale mentre io e Francesco vomitiamo droni con software custom-made. Tutto improvvisato.
La prossima esibizione dal vivo?
Nephogram: Speriamo presto, è un po’ difficile coordinarci sia per i vari progetti che abbiamo singolarmente e anche per il fatto che Victor in questo momento vive in Germania.
L’ultima volta che avete acquistato un cd in un negozio di dischi? Che album era?
Nepho 1: Raramente ho comprato dischi nei negozi, salvo qualche usato, capita sicuramente più spesso invece che faccia acquisti on-line per diversi motivi: risparmio, rarità di quello che cerco ecc… L’ultimo acquisto è un DVD+CD: Zeitkrazer plays Metal Machine Music per Asphodel Records.
Nepho 2: Autechre - Quaristice in un negozio a Londra. Colleziono tutti i loro albums.
L’ultima domanda: vogliamo una recensione di un disco per voi essenziale, ma della copertina e non della musica…
Nepho 1: Captain Beefheart – Trout mask replica. Ma non mi sento di recensire un capolavoro di questa portata. Mi limito a dire che dove dadaismo, non-sense e colori che fanno a cazzotti tra di loro si trovano in un unico cartoncino 12×12 non posso che commuovermi.
Nepho 2: Beh, se parliamo di dischi essenziali direi Die Mensh-Maschine - Kraftwerk: non ha influenzato solo la musica dei successivi 30 anni ma anche l’immaginario della musica elettronica. Concetti forti, modernisti e musicalmente autoritari a partire proprio dalla copertina con la foto tipo propaganda bellica sovietica e nazionalsocialista ovviamente provocatoria. Sottolineati da forti toni di colore rosso e nero. Figure geometriche. Uomini macchina. Assolutamente impensabile nel 1978.
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Links:
Nephogram sito ufficiale
Nephogram su Myspace e su Virb
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