Renegades of Funk

Renegads of Funk, il Bronx e le radici dell’hip hop, è un libro che narra di storie e di personaggi “periferici” della New York inizi anni ‘70. A partire dagli anni ‘80 quelle storie e quei personaggi ebbero una diffusione mediatica senza precedenti: l’hip hop diventa un movimento senza distinzioni di razza.
Certo, se guardiamo alla più recente diffusione del movimento in Europa, la scena hip hop è soprattutto legata alle seconde generazioni di immigrati. Dalla Francia - dove il fenomeno ha assunto sempre più rilevanza con gli scontri nelle banlieue parigine del 2005 – alla Germania, dall’Inghilterra all’Italia, negli ultimi vent’ anni il rap ha assunto, per i ragazzi figli di immigrati e che vivono le immense periferie metropolitane, un significato simile a quello che già ha svolto per la comunità afroamericana degli Stati Uniti.
Ma la verità è che leggendo Renegades of funk ci si rende conto di come il movimento hip hop ai suoi albori sia stato molto diverso da tutto a cui siamo stati abituati a pensare. Prima della sua commercializzazione, diffusione e stravolgimento, la scena hip hop è stata valvola di sfogo per migliaia di ragazzi del Bronx, una scena nata e sviluppatasi spontaneamente dalla volontà di reagire al degrado.
Niente a che fare insomma con gli Articolo 31. E neanche con Fifty Cent.
Negli anni ‘70 il Bronx non rappresentava di certo il sogno americano: popolato per la stragrande maggioranza da immigrati afroamericani e sudamericani, si presentava come l’osceno risultato di decadimento, povertà, violenza, criminalità. Le gang giovanili di strada si contendevano il controllo di aree e strade del quartiere. Le risse erano molto frequenti e con conseguenze disastrose. Questo fino al giorno dell’armistizio: le gang decidono di smettere di provocarsi a vicenda, di picchiarsi e di accoltellarsi, in una parola: la pace. In un posto come il Bronx, in cui è difficile crescere e crearsi una propria identità, gli abitanti reagiscono optando alla costruzione di una identità unica, che raccolga elementi di culture diverse, tutte quelle che fino a poco tempo prima non riuscivano a convivere insieme.
I giovani si riprendono il quartiere, lo trasformano. Occupano gli edifici abbandonati e li trasformano in club abusivi, improvvisando feste bizzarre. Suonano anche per strada, nei parchi, ovunque.
Da questo background culturale spuntano personaggi come Afrika Bambaataa, capobanda dei Black Spades prima (una delle gang più temibili del Bronx) e più importante Dj e portavoce della scena hip hop dopo, o come Grandmaster Flash, lo scienziato del mix, che inizia la sua carriera costruendosi da solo l’impianto per il djing. La gente smetteva di ballare per guardare meglio le sue acrobazie ai piatti.
Questo è solo l’inizio del libro, che continua ad indagare la nascita e lo sviluppo del fenomeno hip hop proprio attarverso le testimonianze di quelli che all’epoca ne hanno fatto la storia.

un flyer di un party hip hop | © ????
Personalmente avevo una conoscenza poco approfondita della scena hip hop, più che altro in passato ho letto quasi esclusivamente di writing. Conoscevo già alcuni dei writer più interessanti, soprattutto Phase II. Renegades of funk racconta anche di loro, della nascita di questo fenomeno, non tralasciando particolari divertenti ed inediti (es. tattiche utilizzate dai writer per rubare le bombolette spray nei negozi). Il libro racconta anche di altre attività tipiche dell’hip hop, come il b-boyng, la breakdance, l’MCing e di storie divertenti ce ne sono molte altre. Come ad esempio quando Malcom McLaren (il manager dei Sex Pistol) vestito da pirata partecipa ad un party hip hop rimanendone terrorizzato (altro che punk…).
L’aspetto interessante del libro è l’aver scelto di raccontare l’hip hop attarverso testimonianze dirette ed interviste. L’autore, U.net, ha seguito in prima persona la scena hip hop, visitandone i luoghi principali per raccogliere storie ed informazioni dai diretti interessati. Così si colgono aspetti di questa scena culturale e musicale difficilmente comprensibili in altro modo. Per esempio, ciò che mi ha colpito è la componente mediatica. I mass media hanno giocato ovviamente un ruolo importante nella diffusione dell’hip hop. È grazie ad essi che il movimento esce dai confini del Bronx per appordare in tv e nelle gallerie d’arte; è sempre grazie ad essi che purtroppo, col passare del tempo, tutte le attività artistiche e musicali, lo stile di abbigliamento e le attitudini tipiche, sono state malamente imitate e mercificate. Si è parlato degli aspetti più superficiali e meramente estetici del movimento, sfruttati persino per fare pubblicità e vendere scarpe. Sarà per questo che oggi, come risultato, si associano all’hip hop personaggi più che discutibili.
Renegades of Funk, il Bronx e le radici dell’hip hop, è pubblicato da Agenzia X. Costa 20 euro ed ha in allegato un cd musicale che contiene i capitoli del libro rappati da alcuni musicisti hip hop italiani. La bella notizia è che potete leggerlo gratuitamente scaricandolo dal suo minisito.
Vi lascio con The Message di Grandmaster Flash and the Furious Five. Brano dei primi anni ‘80 che parla di quella giungla che era il Bronx, del degrado, della povertà e dell’immancabile voglia di scappare via.
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Renegades of Funk, il Bronx e le radici dell’hip hop
di U.net
2008, Milano, Agenzia X
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