Suoni dalla foresta

Andrea Penso vive a Roma, ha 23 anni e già da molto tempo si occupa attivamente di musica. Nel 2004 crea la sua prima label, la Cold Current Production, la cui filosofia è musica come “…flusso energetico ed emotivo soggetto a nessuna regola se non quella dell’anima“.
Si dedica in prima persona a sperimentazioni acustiche ed elettroniche, assumendo nomi quali Selaxon Lutberg e We Wait for the Snow, alter ego mediante i quali si dedica al field recordings in boschi e foreste e composizioni lo-fi da chitarre, tamburi, strumenti analogici, giocattoli economici ed altri improvvisati oggetti (non) musicali.
Nel 2007 fonda una seconda label, la Centre of Wood ; è di questa che ci occuperemo principalmente in questa nuova storia.
Ho incontrato Andrea Penso per la prima volta molto tempo fa; da una lunga chiacchierata con lui e con Lidia Ginga Cozzupoli (che lo accompagna spesso in questa attività) sono emersi aspetti impensabili del suo/del loro lavoro. Anzitutto, l’idea di fondare due etichette, Cold Current Production e Centre of Wood, è per dedicarsi alla musica in due distinte modalità. Gli album della prima etichetta vengono stampati su cd e gli artwork si basano su formati standard, come per qualsiasi altra label. Centre of wood è invece vero e proprio artigianato musicale. Gli album vengono prodotti in edizione limitata e i packaging sono interamente costruiti a mano, utilizzando formati e supporti di volta in volta diversi (cdr, mini cd e addittura musicassette).

Alternando materiali classici (carta, cartone, tessuti ) ad altri più naturali e atipici (foglie e fiori secchi, sassi, rami, corde), Andrea e Lidia creano oggetti unici da collezione. L’idea è proprio quella di creare oggetti che raccontano delle vere e proprie storie di musica, di ricordi legati alla natura, agli animali e all’infanzia. Le release sono diverse tra loro, ma il filo conduttore sta proprio nella scelta dei colori e dei materiali naturali , nel recupero di oggetti e vecchie storie dal passato, proprio come una polaroid ormai sbiadita o un sasso trovato per caso durante un’escursione in montagna. Andrea e Lidia hanno a cuore la natura e cercano di operare nel completo rispetto di essa. L’immagine dell’etichetta viene fuori da questo elemento immancabile che è proprio la componente naturale, nonchè la principale fonte di ispirazione.
La Centre of Wood vende immancabilmente ogni release, ed ha ottenuto feedback positivi soprattutto all’estero. In paesi come gli Stati Uniti, la Germania e l’Australia ha un seguito molto vasto, mentre in Italia ha tuttora un pubblico più ristretto. I prezzi sono assolutamente contenuti, elemento che gioca sicuramente a favore dell’etichetta.
Attraverso il sito ufficiale e Myspace Andrea riesce a diffondere storie di musica più che singoli brani o album; aprire il packaging e ascoltare un album è un momento unico di magia e di intimità. Ogni album è infatti accompagnato da un inevitabile effetto sorpresa, perchè caratterizzato da una lettura su più livelli: l’esterno non spiega cioè che è nascosto all’interno. Il contenuto si svela passo per passo, svuotando un sacchetto di tela, sfogliando un libricino o sfilando un lungo cordoncino. Disegni, illustrazioni, timbri, brevi testi ed altro ancora accompagnano immancabilmente la musica.
Ho avuto personalmente la possibilità di ascoltare e di esaminare molte delle release dell’etichetta. Queste sono le foto che ho fatto quel giorno.
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Links
Centre of Wood, il sito ufficiale dal quale è possibile acquistare le release.
Centre of Wood su Myspace
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nb. Ho scoperto che Lidia Ginga Cozzupoli ha da poco fondato una piccola e personalissima label , Dala Horse. Nel momento in cui scrivo è già uscita la prima release dell’etichetta.
molto interessante, dopo l’industralizzazione, siamo tornati all’artigianato…ottimo articolo, belle foto!
In questo strano periodo fondamentalmente convivono più realtà differenti tra loro: le major, le etichette indie, gli artisti autoprodotti, le netlabel, la musica libera, il peer to peer… Anche se la tendenza generale sembra essere quest’ultima (molte energie vengono spese a favore), credo che l’artigianato possa comunque rappresentare un valore in più. Il lavoro di Andrea e Lidia si caratterizza proprio per questo, ed è un punto a favore che rende ogni album unico. Forse il punto d’arrivo ideale sarebbe quello di giungere ad una sorta di artigianato digitale, ma forse corro troppo con la fantasia o semplicemente non sono questi i tempi giusti?
E’ venuto benissimo l’articolo,grazie mille (linko subito sul mio blog)
xx