I formati della musica #1: il Long Playing

Molti sono tra gli anni ‘50 e ‘70 i formati sperimentati per i dischi in vinile: quelli che avranno maggior successo saranno il 45 giri, il 78 giri, ed infine il 33 giri. Ovviamente il diametro del disco è in realtà del tutto slegato alla velocità di rotazione, ma il formato più noto, quello che costituirà un vero e proprio caso a sé stante anche e soprattutto dal punto di vista grafico, è il 33 giri a 12 pollici.
Sperimentazione visiva
Il 33 giri grazie alle sue grandi dimensioni, si presta a divenire il supporto visivo per eccellenza, divenendo in breve un oggetto di culto dall’indiscusso fascino. La spazialità del supporto, permette le sperimentazioni grafiche più disparate. Spesso di un album sconosciuto si ricorda più facilmente l’immagine di copertina del vinile che il titolo o addirittura il nome del gruppo: è la copertina che colpisce per prima e che deve rappresentare l’album in un linguaggio accessibile all’ascoltatore. Il movimento del Rock Progressivo ( il cosiddetto Art Rock su tutti), costituirà insieme alla Psichedelia il terreno ideale e privilegiato della sperimentazione, quello che darà i risultati più innovativi e rivoluzionari, non solo in termini di linguaggio artistico in senso stretto, ma anche rispetto alla capacità di influenzare le mode e gli stili successivi, spesso in ambiti impensabili.
I nomi che andrebbero citati in questo contesto sono molteplici, ci limiteremo ai più noti e a quelli che maggiormente hanno saputo rivoluzionare ed influenzare immaginari e stili successivi. In un’epoca in cui la professione della pubblicità esiste da poco e gli studi sul design visivo, rispetto ad oggi, sono ai primordi, i nomi di chi curava l’immagine dei dischi (nonchè dei musicisti, delle scenografie e degli allestimenti scenici) erano quasi sempre presi a prestito dal mondo del design tecnico o fotografico (Hipgnosis & Storm Thorgeson, Aaron Rapoport & Mickey Haggerty e molti altri), dalla pittura (Roger Dean, Paul WhiteHead, Betty Swanwick, etc), dall’illustrazione tradizionale (il nostro italiano Crepax, ad esempio) e dall’arte in genere: uno su tutti Andy Warhol.
La superficie a disposizione rende il disco un veicolo di contenuti visivi, oltre che musicali: basti guardare una qualsiasi delle copertine dei Beatles del secondo periodo (ad esempio quella di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band), o di Hendrix, o dei Jefferson Airplane, di Santana, la splendida copertina “afro” (con contenuti che diverranno marcatamente politici) dello splendido Bitches Brew di Miles Davis. Le copertine diventano piene di colori accattivanti, le foto lasciano il posto spesso e volentieri ai collage, alle ardite contrapposizioni di colore e citazioni letterarie e non, all’esposizione di quadri pittorici concepiti appositamente, creando una sinergia tra arte visiva tradizionale e musica che resta irripetuta a tutt’oggi.
La dimensione è poi tale da trasformare il disco in un oggetto interessante da toccare oltre che da guardare: aprendo alcuni album si scopre che l’immagine è più ampia e assume un altro significato (In the Court Of Crimson King o Meddle), alcuni package contengono dei poster (The Dark Side of The Moon), hanno forme improbabili (il primo disco del Banco del Mutuo Soccorso ha la forma di un salvadanaio, Giant for a Day dei Gentle Giant contiene una maschera da indossare con il faccione dell’omonimo gigante gentile), o addirittura usano materiali insoliti: come nel caso dei Faust (autori di punta del cossidetto Kraut Rock e probabilmente i massimi precursori dell’industrial noise) e del loro omonimo, stampato su vinile trasparente, imbustato in una copertina di plastica con la stampa della radiografia di una mano, e con i titoli scritti in vernice rossa su un altro inserto trasparente.
Come il libretto delle opere liriche
Riguardo la parte testuale, va ricordato che è proprio l’LP che permette l’aggiunta dei testi delle canzoni, di informazioni riguardo il gruppo e dei credits: un meccanismo che verrà sfruttato da tantissimi gruppi dagli anni 60 in poi, sia per facilitare l’ascolto di opere rock e concept album (Tommy degli Who, o The Wall dei Pink Floyd, ad esempio), che per aggiungere altri contenuti: ad esempio nel doppio The lamb lies down on broadway dei Genesis, la storia scritta da Gabriel è talmente articolata da non rientrare nei testi dei brani, e l’interno del vinile contiene anche testi non inclusi nelle canzoni, che facilitano la comprensione della narrazione: una sorta di evoluzione del libretto delle opere liriche, necessari alla comprensione del testo cantato.
All’interno del disco compaiono dunque i testi, consentendo ad alcuni autori di diventare dei membri esterni dei gruppi, in una sorta di rapporto meta-musicale che difficilmente è stato riprodotto in seguito, come Seinfield per i primissimi King Crimson (curava in realtà anche gli effetti di luce durante i concerti) o Hammill che curerà i testi inglesi di alcuni gruppi italiani, o le citazioni letterarie del nostro De Andrè e di Battiato, ma anche qui i casi sono veramente tanti,impossibile citarli tutti.
Andy Warhol: da artista a produttore musicale
Il 1967 in tal senso è un anno che potrebbe essere preso come sintesi delle due decadi precedenti e successiva, e di un’ondata di trasformazione e rinnovamento dei linguaggi musicale e grafico che non avrà più una simile portata, in futuro, per quanto concerne la popular music. Andy Warhol re-inventa lo stile di un gruppo (anticipando diverse personalità-ombra di produttori, come ad esempio quella di Malcolm McLaren e della Westwood rispetto al “progetto” Sex Pistols), se ne fa produttore e pubblicitario, organizza per loro dei live con testro-danza e videoproiezioni e consegna alla storia una copertina di grandissimo impatto visivo, tale da superare nell’immaginario collettivo la memoria stessa dell’album: una banana gialla su fondo bianco (che poi si può “sbucciare”) per Velvet Undergorund & Nico. Inutile dire che il disco sarà un successone e porterà grande fortuna ai Velvet Underground. Negli anni successivi Warhol continuerà a frequentare il mondo musicale molto attivamente, recuperando la sua passione per i lavori filmici e trasformandosi in un uno dei più interessanti autori di videoclip (celeberrimi quelli dei Curiosity Killed The Cat o di Grace Jones, che diedero anche vita a diverse campagne pubblicitarie di grande successo della Citroen e Campari)
Pink Floyd e Hipgnosis
Sempre nel 1967, i Moody Blues incidono un album che sfrutta le novità tecniche di incisione dell’epoca, cominciando ad impadronirsi delle facciate degli LP. Saranno poi soprattutto i Pink Floyd ed i gruppi progressivi ad usare a pieno la singola facciata, insoddisfatti del limite temporale della forma canzone. Leggenda vuole che il gruppo, rimasto orfano delle deliranti ballate lisergiche di Syd Barrett, abbia cercato di inseguire l’idea di psichedelia che proveniva da alcuni gruppi degli Stati Uniti (Grateful Dead, Jefferson Airplane…), senza rendersi conto completamente di avere invece creato (o interpretato appieno) un nuovo sound che coinvolgerà in seguito diversi gruppi europei.
Dal punto di vista grafico i Pink Floyd sono sicuramente il gruppo che più su tutti ha saputo imporre un proprio stile talmente immaginativo e rivoluzionario in termini di linguaggio da venire più volte imitato e riproposto a tutt’oggi anche su riviste, campagne pubblicitarie etc. La ragione di questo successo è nell’equilibrio tra surrealismo, sperimentazione dei materiali e delle tecniche fotografiche ed autoironia di un gruppo di amici dei Floyd, gli Hipgnosis che in pochi anni divennero per merito delle loro copertine da semplici studenti di cinematografia lo studio più famoso di design per la musica. Per dare una idea dello stile del gruppo basti pensare al fatto che non avevano un tariffario, e chiedevano di “pagare quanto pensavano valesse”: una metodologia di lavoro che non ha impedito a Thorgeson e soci di diventare i più famosi designer per la musica. Impossibile citare tutte le copertine di Storm Thorgeson da solo e dello studio Hipgnosis: basti pensare a tutte le copertine dei Pink Floyd dal 68-69 in poi (Ummagumma con le foto che si riproducono all’infinito come un frattale, o la mucca Lulubelle di Atom Heart Mother, o l’orecchio-stagno di Meddle, con ardite tecniche di sperimentazione fotografica…), alla stralunata ed esoterica copertina di House of the Holy dei Led Zeppelin, o alla copertina e all’allestimento scenico multimediale (probabilmente il primo nella storia) che venne messo su per il già citato The lamb lies down on broadway dei Genesis.
Il movimento Progressive Rock, con le sue contaminazioni musicali e non, con il suo fondere musica folk, tradizionale, jazz-rock e classica, sarà certamente l’altro ambito privilegiato della sperimentazione visiva: nelle copertine esso non produrrà le stesse sperimentazioni tecniche di Thorgeson, ma avrà un livello di importanza e compenetrazione nei temi musicali da influenzare la musica fino ai giorni nostri. Le copertine di artisti come Roger Dean, o l’italianissimo Lanfranco, o ancora Paul WhiteHead sono rubate al mondo della pittura ed utilizzano un linguaggio il più delle volte favoleggiante e surrealista, che disegna paesaggi stralunati ed unici, tali da diventare l’iconografia di un gruppo (Dean per gli YES), da descrivere e presentare la storia di un album (Dean per Rockpommel’s Land dei Grobschnitt o Whitehead per Foxtrot dei Genesis), o persino capaci di fornire ispirazione alla musica stessa (ad esempio la bellissima copertina di Selling England by the Pound dell’illustratrice Betty Swanwick ispirò il pezzo I know what I like e le performance di Gabriel che dal vivo simulava il tagliaerbe).
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nota:
Abbiamo cercato i dischi citati in questo articolo per fotografarne le copertine. Purtroppo in molti casi si tratta di edizioni introvabili, come il salvadanaio del Banco o l’omonimo dei Faust. In compenso ne abbiamo fotografati molti altri, e per questo vogliamo ringraziare Vinyl Magic Three di Roma che ci ha permesso di curiosare in negozio.