Nostalgia del passato
È il 1887 quando Emil Berliner inventa il grammofono; da questo momento in poi il concetto di musica cambierà per sempre. La grande novità era che le persone potevano ascoltare la musica senza essere fisicamente presenti all’esecuzione dal vivo, perciò la musica da un’esperienza di intrattenimento unica, irriproducibile, si trasformò in un oggetto statico. In effetti, la musica da allora venne identificata con il mezzo che la riproduceva; cilindro di cera prima, successivamente disco in vinile, cassetta audio, CD e infine MP3.
La musica da servizio a prodotto
Prima del XIX secolo, la musica non poteva mai essere la stessa: l’esecuzione dipendeva dagli strumenti, l’orchestrazione, i musicisti e i loro stati d’animo, l’ambiente, il pubblico, diversi di volta in volta. La perfezione e la ripetibilità della musica odierna ha dunque introdotto un cambiamento fondamentale; se prima la musica era un servizio, legato cioè all’esecuzione dal vivo, nell’ultimo secolo è stata sostanzialmente un prodotto, legata dunque ad un “oggetto”, un supporto fisico. Contrariamente a quanto si possa pensare recentemente la musica sta ridiventando un servizio. Vi sono comunque delle eccezioni, quei casi in cui l’esecuzione dal vivo è stata fin dall’inizio fondamentale nella definizione di un genere musicale. Il jazz, la musica classica, o ad esempio certa elettronica, non hanno mai smesso di essere, in questo senso, un servizio. Il supporto fisico è dunque ciò che rende la musica un prodotto riproducibile e seriale. Più nello specifico, avrà delle ripercussioni su molti aspetti: primo fra tutti il diritto d’autore.
L’introduzione del copyright
Se la musica è un prodotto, un oggetto, ne va promossa e protetta la proprietà intellettuale. Paradossalmente, se ciò era comprensibile all’epoca del rullo o del vinile è impensabile allo stato attuale, sebbene oggi sembra essere la questione più discussa in ambito musicale. La riproducibilità in serie del CD prima, e la mobilità dell’MP3 poi, prepararono il terreno alle attuali polemiche e alle continue cause legali per il controllo e la proprietà della musica, in una parola il copyright. Sappiamo benissimo che è una questione incontrollabile, poiché con la distribuzione in CD della musica chiunque è in grado di riprodurre copie qualitativamente perfette di ogni singolo brano. L’MP3 ha accentuato queste possibilità, amplificando, come accennato, il concetto di mobilità, già introdotto in passato della commercializzazione dei walkman e dei lettori CD portatili. Si può ascoltare la musica in MP3 ovunque, in qualsiasi momento, con qualsiasi mezzo, che sia il cellulare o l’Ipod o l’autoradio. Come vedremo nei prossimi articoli, Il mobile assumerà sempre più rilevanza dell’online.
Qualità e quantità
Oltre alla nascita del diritto d’autore, il secondo elemento che il supporto fisico influenzerà sarà il rapporto tra qualità e durata della musica. Il supporto fisico ha un limite temporale: si pensi ad esempio al vinile. La durata limitata dell’LP condizionerà la musica stessa, costretta ad essere circoscritta ad un tempo reimpostato, seguendo peraltro un principio sintetizzabile nel motto: “più musica ci metti, peggio suonerà”.
La necessità di mantenere una buona qualità dei suoni e delle dinamiche costringerà all’invenzione di tecniche di arrangiamento nuove, e ad una scelta molto selettiva (dati i costi di realizzazione) del materiale prodotto. In molti casi questo ha portato a scelte artistiche estreme: da un lato l’esplorazione delle possibilità di articolazione dei brani anche in ambito extra-colto, con le suite celeberrime dei Pink Floyd e di molti altri (Genesis, YES, Popol Vuh, Tangerine Dream, etc), spesso lunghe una intera facciata dell’LP; sul versante opposto si è avuto un proliferare di musica di consumo o di sottofondo progettata a tavolino per non richiedere una grossa attenzione (anzi in certi casi l’intento era proprio quello di ridurre l’attenzione*), come nel caso Muzak**, che ha certamente influenzato la tecnica di produzione di molta della musica pop attuale.
Cosa ha tutto ciò a che fare con il design visivo?
Semplice: la maturazione dei supporti fisici ha necessariamente influenzato in vario modo anche la progettazione dei supporti visivi.
La musica ha finalmente bisogno di un’immagine, di un packaging convincente, di una presentazione visiva attinente sul piano artistico e accattivante dal punto di vista commerciale, che possa rendere il disco al tempo stesso un prodotto e un oggetto d’arte collezionabile.
In particolare è con il boom economico degli anni ’50-’60 che viene fuori una nuova tipologia di consumatori: gli adolescenti. A loro viene dedicata un’ampia fetta di mercato, specie in quello musicale, e la scelta commerciale si rivela azzeccata, sposandosi in pieno con il periodo del boom dei grandi movimenti giovanili, dove l’oggetto disco gioca il suo ruolo di veicolo di idee e di elemento socializzante. La musica da questo momento in poi andrà di pari passo con l’immagine, influenzando moda e tendenze giovanili, tanto da caratterizzare alcuni momenti storici.
*Vance Packard, I persuasori occulti
** Franco Fabbri, Il suono in cui viviamo

betta says:
mercoledì 1 aprile 2009, alle 17:14
ammazza…quanto siete preparati ragazzi….siete proprio bravi!!
Mari says:
mercoledì 1 aprile 2009, alle 17:37
ciao betta, grazie mille per i complimenti!