venerdì 20 febbraio 2009, 18:43

Ritorno al futuro

Il mondo si sta muovendo verso una nuova dimensione mediatica: dai mass media ai my media. Chi lo afferma è Dan Rosenweig, direttore operativo di Yahoo!. Questo fenomeno è una logica conseguenza della globalizzazione dei mass media che ne ha determinato, contraddittoriamente, la loro decentralizzazione. Questo vuol dire che finalmente il potere dell’informazione è nelle mani dell’utente. Da ormai diverso tempo si parla di blogging o vlogging, di social networking, di folksonomy, e di altre attività che conseguono al cosiddetto user generated content (UGC); parole ormai entrate a far parte del vocabolario (quasi) comune.

 La decentralizzazione dei media, sostanzialmente,  ha dato a chiunque la possibilità di entrare nel circuito mediatico e di dare visibilità a quei progetti partecipativi, specie in ambito sociale e artistico, che altrimenti non avrebbero riscosso alcun successo, generando un fenomeno non dissimile da ciò che si studia già da qualche anno nell’ambito dell’editoria letteraria, parlando di code lunghe*. Addirittura alcuni progetti non avrebbero potuto vedere la luce senza la spinta dei meccanismi comunitari del social network: casi come Sporco Impossibile, Losing Today, il circuito FLxER, non sarebbero magari riusciti a trovare l’accesso ad un pubblico così vasto fuori dalla rete, se non avessero fatto leva sulle community di appartenenza. I piccoli network,  di carattere culturale o addirittura politico, possono mettere in luce avvenimenti poco discussi dai mass media, autogestire cioè dei contenuti.  Allo stesso modo i my media offrono la possibilità di creare delle community arrivando ad altre persone ritenute simili per interessi e aspirazioni: il web semantico mira ad una creazione automatica di nuove traiettorie associative, aprendo possibilità di navigazione e controllo spesso sorprendenti. L’ostacolo più grande, la territorialità, da tempo è stato superato, tanto che ormai con questo termine si vuole descrivere semplicemente una differenziazione culturale o linguistica.

Ciò si riflette senza dubbio in ambito artistico. Fino a pochi anni fa era impensabile quello che attualmente la rete può offrire ad un artista, in termini di visibilità e di promozione. La difficoltà, ci sembra il caso di dire, sta più nel trovare le idee che nel farle circolare. Esattamente l’inverso di ciò che accadeva fino a non molto tempo fa. E riguardo le idee sarebbe il caso di fare un’obiezione: la democratizzazione e decentralizzazione dei media hanno portato, tra gli altri risultati, all’appiattimento dei contenuti, molto spesso mediocri. Paradossalmente, se da una parte i nuovi media sono stati fondamentali per la sopravvivenza di progetti culturali interessantissimi, che hanno quindi contribuito ad arricchire l’ Internet, dall’altro abbiamo una serie infinita di copie della copia della copia dei contenuti insignificanti, immorali o addirittura  illegali, quotidianamente pubblicati in rete. Spazzatura e per di più inevitabile: nel gergo blogger si potrebbe dire fuffa**. Il potere dei media è finalmente nelle mani dell’utente. Ma spesso non sa che farsene.

Quello che a noi interessa sono fenomeni di grande interesse culturale, ben lontani dal semplice add di Myspace. Ci interessano scene o community di rilievo, entrate a far parte di quei circuiti spesso definiti erroneamente come sottocultura. Sottocultura è un termine difatti inetto:  sembra quasi indicare una gerarchia di rilevanze, sottovalutando le potenzialità di alcuni contesti artistici e culturali. Difatti, molte delle tecniche e delle metodologie tipiche delle sottoculture, sono state fatte proprie da chi,  in ambito musicale, fa parte del cosiddetto mainstream, ed esiste un inevitabile ed ovvio rapporto di osmosi tra le une e le altre, una continua trasformazione che sposta di qua e di là i cosiddetti movimenti culturali.

Di primo impatto sembrerebbe che nulla sia cambiato se non in termini di visibilità che offre la rete. Non è esattamente così:  ci troviamo nel mezzo di una serie di fenomeni difficili da etichettare perché è difficile trovare come in passato un punto di osservazione privilegiato, esterno ad essi (di fatto la rete ha ormai in un certo senso inglobato qualsiasi cosa, con il suo proliferare di contatti e rimandi), e perché si evolvono a velocità maggiori di quelle dei movimenti del passato. L’aspetto ancor più interessante è che si tratta di nuovi fermenti, di nuovi modi di pensare e di creare quasi inafferrabili: in questo preciso momento stiamo cercando di fissare un qualcosa che è ovviamente in divenire, di catturare delle istantanee del continuo trasformarsi  di cose, situazioni ed idee inarrestabili. E nel continuo mutare di cose, quello che cerchiamo di tracciare qui ed ora, domani forse, sarà già cambiato. Molto deve essere ancora realizzato ed è in questa ottica che il progettista deve porsi. Bisogna comprendere quello che viene fatto oggi, in ambito musicale, per poter superarne i limiti e gli ostacoli per potersi proiettare in un futuro in cui la musica (forse, probabilmente) non sarà più percepita come un prodotto e necessiterà di conseguenza, supporti visivi non ancora pensati, molto più di una copertina, di un poster , di un flyer o di un videoclip. Probabilmente non sarà più necessaria la distinzione fra i media coinvolti. L’analisi dei supporti fisici passati ed odierni, delineerà il trasformarsi dei supporti visivi. Se in passato il supporto visivo era legato al supporto fisico, rappresentandolo alla perfezione, oggi l’immaterialità dell’MP3 sembra non aver trovato un corrispondente supporto visivo appropriato.

Nel nostro blog esamineremo i casi che ci sembrano più interessanti, scelti nell’infinità di persone e situazioni coinvolte nel panorama musicale attuale. Di volta in volta vi presenteremo artisti o etichette diversi, presentandone le attività svolte. Per cominciare, abbiamo fatto delle distinzioni proprio a partire dai supporti fisici utilizzati. Partiremo dai supporti classici – CD o addirittura LP – per arrivare all’MP3, al multimedia e al live set, inteso come caso estremo di miscelazione di più media differenti, impossibile da riprodurre esattamente  nello stesso modo, proprio come accadeva qualche secolo fa, con le esecuzioni dal vivo delle orchestre.

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